Saharawi Yoda

“Saamedì youman lil el kifaf…”

Cena Sahalentina – 30 Dicembre 2010

Posted by saharawiyoda su dicembre 18, 2010

 

Piccoli Ambasciatori di pace nel Capo di Leuca
CENA SAHALENTINA
per il progetto di Accoglienza dei bimbi Saharawi nel 2011
Giovedi 30 dic 2010
presso pizzeria Magna Magna – Alessano (LE) h. 20:00

 

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Tre generazioni Saharawi

Posted by saharawiyoda su maggio 18, 2010

…sotto il sole e il vento dell’Hammada…


http://it.wikipedia.org/wiki/Hammada


http://it.wikipedia.org/wiki/Sahara_Occidentale


http://it.wikipedia.org/wiki/Sahara


…!!!…

!!!… SAHARA LIBRE YA …!!!

…!!!…

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QUEL VETO FRANCESE… (SULLA TESTA DEI SAHARAWI)

Posted by saharawiyoda su maggio 9, 2010

IL VETO FRANCESE (PER LA FRATERNITÈ!)

Il Polisario condanna il “veto” francese all’ampliamento dei compiti della MINURSO

Il primo ministro saharaui, Abdelkader Taleb Omar, ha accusato il Governo
francese di esercitare il ” veto” per impedire al Consiglio di Sicurezza
di includere tra le competenze della Missione delle Nazioni Unite per il
Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) la vigilanza dei Diritti
Umani-
Taleb Omar ha detto che “l’opposizione francese alla richiesta del popolo
saharaui di allargare il mandato della MINURSO è incomprensibile”. Il
dirigente ha ricordato che la Francia è conosciuta tradizionalmente per la
sua sensibilità sulla questione dei Diritti umani ed i valori di libertà.
“Quattordici paesi, dei quindici, del Consiglio di Sicurezza appoggiano o
non si oppongono a questa richiesta, ad eccezione della Francia”.

La risoluzione 1920 (2010) è stata approvata ieri all’unanimità dal
Consiglio di Sicurezza. Nel testo si appoggiano i contatti informali in
vista di un nuovo incontro per negoziati formali e proroga il mandato
della MINURSO che scadeva ieri, fino al 30 di aprile del 2011.
Sottolinea l’introduzione introdotta dalla Francia nel preambolo ufficiale
al testo della risoluzione di un supposto appoggio trasparente alle tesi
marocchine. “Il rappresentante della Francia ha affermato che la proposta
marocchina del 2007 è una buona base per i negoziati”, indica il testo, in
riferimento alla proposta di autonomia proposta da Rabat.
L’ambasciatore francese all’ONU, Gérard Araud, ha affermato che la
proposta di autonomia marocchina presuppone “una base di negoziaziati
credibile, aperta, costruttiva e rispettosa del principio di
autodeterminazione”, secondo una dichiarazione raccolta dall’agenzia di
notizie marocchino MAP (agenzia del governo marocchino).

da “Associazione El Ouali”, Bologna.

SAHARA OCCIDENTALE: FAR VEDERE CIÒ CHE L’ONU NON VUOLE

Roma, 4 maggio 2010

Il Consiglio di Sicurezza ha approvato venerdì scorso, 30 aprile, una
Risoluzione sul Sahara Occidentale che ancora una volta, con ostinazione,
nega la protezione dei diritti umani al popolo sahrawi. Non sono bastate
le testimonianze dei difensori dei diritti umani della RASD occupata e le
denunce delle diverse Ong internazionali per convincere 14 membri del
Consiglio ad andare oltre la minaccia di veto della Francia. Parigi si è
opposta ancora una volta a includere nella Risoluzione quello che dovrebbe
essere un principio irrinunciabile delle Nazioni Unite.

Rinnovando per un altro anno, fino al 30 aprile 2011, il mandato della
missione dei caschi blu per l’organizzazione di un referendum di
autodeterminazione (MINURSO), il Consiglio di Sicurezza ha lasciato che la
MINURSO continui ad essere l’unica missione di pace dell’Onu senza un
mandato esplicito per la protezione dei diritti umani.

Per la verità il Consiglio ha coerentemente accolto l’incoerenza del
Rapporto sul Sahara Occidentale (6 aprile 2010) del Segretario generale
dell’Onu, Ban Ki-moon, il quale pur menzionando la violazione dei diritti
umani, non trae alcuna conseguenza sul piano delle proposte operative,
come se ciò non riguardasse le Nazioni Unite!

La Risoluzione chiede alle parti di continuare i negoziati tra Marocco e
Fronte Polisario “in vista di una soluzione politica equa, durevole e
reciprocamente accettabile che conduca all’autodeterminazione del popolo
del Sahara Occidentale nel contesto di accordi conformi agli scopi e ai
principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite”. Da questo punto di
vista la Risoluzione ribadisce un elemento essenziale, facendo si che i
negoziati rimangano vincolati al principio dell’autodeterminazione.

Ribadendo che lo statu quo non è accettabile a lungo termine, il Consiglio
di Sicurezza non fa però sforzo alcuno per dinamizzare la situazione.
Sarebbe bastato porre la salvaguardia dei diritti umani all’interno del
quadro nel quale si dovranno svolgere i negoziati tra Fronte Polisario e
Marocco.

Spetta al movimento di solidarietà, alle istituzioni, ai cittadini fedeli
ai principi universali e irrinunciabili dei diritti umani denunciare ciò
che ci viene dall’interno del Sahara Occidentale occupato, e che l’Onu non
vuol sentire e vedere. Diritti umani e diritto all’autodeterminazione
costituiscono i due elementi inscindibili di una azione che non si
accontenti solo di agitare, ma si ponga obiettivi concreti, realizzabili e
valutabili.

Il Presidente

Luciano Ardesi

ANSPS
Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi

Il dramma del popolo Sahrawi, in digiuno per i propri diritti

Rachid Sghayer ha perso oltre dieci chili. Ali Salem Tamek addirittura quattordici. E’ terminato dopo 41 giorni lo sciopero della fame iniziato il 18 marzo scorso da un gruppo di 6 attivisti sahrawi incarcerati nella prigione di Salé vicino a Rabat. Il Marocco ha accettato di dialogare con i detenuti politici sahrawi. L’arresto l’8 ottobre scorso a Casablanca, al loro rientro da una visita nei campi profughi sahrawi, nel sud-ovest dell’Algeria. Da allora una data per l’udienza non è ancora stata fissata. I sei attivisti rischiano la pena di morte davanti ad un tribunale militare con l’accusa di “alto tradimento della Patria”.

I prigionieri, riconosciuti da Amnesty International quali “carcerati di coscienza”, dichiarano di avere subito torture e violenze nei giorni successivi all’arresto e chiedono un processo equo oppure la loro scarcerazione. Molti hanno alle spalle una lunga esperienza di denuncia delle violazioni dei diritti umani. Brahim Dahane ha subito la sparizione forzata dal 1980 al 1991 ed è il presidente dell’Associazione Sahrawi delle Vittime di Gravi Violazioni dei Diritti Umani, mentre Tamek (non nuovo alle carceri marocchine) è il vicepresidente del Collettivo dei Difensori Sahrawi dei Diritti Umani. La questione è diventata col tempo una bella gatta da pelare per il governo marocchino visto che col passare dei giorni, da Rabat fino a L’Aaiùn, nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco, la voce si è sparsa negli istituti penitenziari e molti altri detenuti sahrawi si sono uniti alla protesta. Prima della sospensione erano 38 i detenuti sahrawi in sciopero della fame nelle carceri marocchine.

Di fronte a questa situazione le istituzioni internazionali avevano iniziato a muoversi. Il parlamento europeo avrebbe dovuto votare una risoluzione la settimana scorsa, ma la sessione dei lavori è stata rimandata in mancanza del numero legale, complice il blocco dei voli dovuto alle polveri eruttate dal vulcano islandese. Anche in Italia il parlamento non è rimasto inerte. Il difensore dei Diritti Umani Ennaama Asfari ha incontrato recentemente alcuni parlamentari per trattare il tema delle violenze in Sahara Occidentale. Il sen. Pietro Marcenaro (Pd), presidente della Commissione Diritti Umani del Senato ha preso l’impegno di preparare l’audizione di testimoni sahrawi in seno alla Commissione mentre Paolo Grimoldi (Lega) e Carmen Motta (Pd), hanno chiesto a Frattini di “intercedere sul governo del Marocco per salvare la vita degli esponenti saharawi in sciopero della fame”. La Farnesina era già intervenuta nel caso Aminatou Haidar, nel dicembre 2009.

La “Gandhi sahrawi” aveva portato avanti uno sciopero della fame per oltre 30 giorni in seguito alla sua espulsione dal Sahara Occidentale da parte delle autorità marocchine che occupano il territorio. La sua azione le era valsa la candidatura al Nobel per la Pace. Incontri anche presso il Palazzo di Vetro: Il Presidente della Rasd Mohamed Abdelaziz è stato ricevuto il 23 aprile scorso da Ban Ki Moon. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione rispetto alle violazioni marocchine dei diritti umani in Sahara Occidentale. Abdelaziz da parte sua ha ricordato che il problema del Sahara Occidentale è un problema di decolonizzazione che potrà trovare soluzione soltanto in base al referendum di autodeterminazione previsto dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 1990. «Solamente il rispetto della volontà democraticamente espressa attraverso un referendum libero e giusto può porre fine al conflitto» ha dichiarato Abdelaziz.

Andrea Ceccardi su L’Unità, 05 maggio 2010


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Appoggia i detenuti politici Saharawi in sciopero della fame

Posted by saharawiyoda su aprile 27, 2010

Appoggia i detenuti politici saharauis in sciopero della fame

Nella prigione marocchina di Salè, dal 18 marzo, cinque dei 7 defensori dei Diritti umani saharauis
minacciati di essere processati da un tribunale militare che potrebbe condannarli a morte per avere visitato
gli accampamenti profughi saharauis sono in sciopero della fame.
Appoggiali ed agisci!
Appoggiali… esigendo la libertà dei cinque carcerati in sciopero della fame e di tutti i carcerati politici
saharauis nelle prigioni marocchine e denunciando la violazione dei Diritti umani in Marocco e nel
Sahara Occidentale occupato.
Agisci… con pronunciamenti istituzionali, comunicati sui mezzi di comunicazione, manifestazioni… ed
invio di lettere dirette al Governo del Marocco (Su Majestad el Re Mohammed VI Ibn Al Hassan, Roi du
Maroc, Palais Royal, Rabat, Maroc, Fax: + 212 37 73 07 72) al Consiglio dei Diritti umani dell’ONU a
Ginevra (infodesk@ohchr.org).
Invia anche tu un comunicato (testi fotografie, video…) alla direzione enhuelgadehambre@gmail.com
per metterla sul blog http://enhuelgadehambre.blogspot.com/ con la massima diffusione.

Comunicato dei 7 Attivisti Sahrawi detenuti a Salé – Marocco

“Nel mondo, gli organismi governativi, parlamentari, difensori  dei diritti dell’uomo,  militanti sindacali, responsabili dei partiti politici e di altri, si sono uniti per difendere la nostra causa, per l’esercizio del diritto di opinione e di attivismo, e hanno  chiesto la nostra liberazione immediata senza restrizione né condizione.

Di fronte a questo, il Marocco mantiene la sua posizione intransigente che si oppone al diritto internazionale e ci tiene in prigione illegalmente per portarci davanti ad una corte marziale.

Malgrado la fine dell’inchiesta due mesi, le autorità marocchine si rifiutano ancora di fissare la data del processo violando il diritto ad un processo equo in conformità con l’articolo X della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

In seguito a questa situazione, abbiamo deciso di fare uno sciopero della
fame a partire da giovedì 18 Marzo 2010, per chiedere un processo equo o la nostra liberazione incondizionata.


Ci rivolgiamo al mondo intero  a tutte le forze democratiche, ai  gruppi che difendono i diritti dell’uomo per sostenerci in questa lotta per il
rispetto del nostro diritto alla dignità, e chiediamo di fare pressione sullo stato marocchino per liberare tutti i prigionieri politici sahrawi e marocchini in tutte le prigioni del Marocco.

Firmato dai difensori sahraouis dei diritti dell’uomo / Prigionieri di opinione:

– La Sig.ra Degja Lachgar, Numero di matricola 50016  (in  libertà
provvisorio, non scioperante).
Ali Salem Tamek, Numero di matricola 50010.
Brahim Dahane, Numero di matricola 50014.
Ahmed Naciri, Numero di matricola 50015.
Yahdih Ettarouzzi, Numero di matricola 50012.
Saleh Lebaihi, Numero di matricola 50011, non scioperante.
Rachid Sghayer, Numero di matricola 50013.

Prigione locale di Salè (Marocco)

ANSPS

Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi
ansps@libero.it

Care amiche e cari amici del popolo sahrawi,

vi invitiamo con la massima urgenza a intervenire in tutte le sedi
possibili per la liberazione di tutti i prigionieri politici sahrawi.

A questo proposito vi ricordiamo che oltre 30 prigionieri sahrawi sono in
sciopero della fame in solidarietà con i 6 attivisti sahrawi della
prigione di Salè-Rabat, che hanno iniziato da 34 giorni uno sciopero della
fame.

Vi invitiamo a sottoscrivere l’azione urgente che la sezione spagnola di
Amnesty International ha promosso per la liberazione dei prigionieri di
coscienza sahrawi.

http://www.es.amnesty.org/actua/acciones/sahara-presos-conciencia/

Cordiali saluti
Il Presidente
Luciano Ardesi

ANSPS
Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi


Dopo l’aggressione di più di 3.000 coloni ai difensori dei Diritti umani che rientravano ieri all’aeroporto di L’Aaiún, Aminatou Haidar denuncia il pericolo di un massacro nel Sahara Occidentale simile a quella di Timor Est:

“I saharauis non hanno niente contro il popolo marocchino, ma le autorità vogliono utilizzarlo per sterminarci”

La presidentessa del Collettivo dei Difensori dei Diritti umani Saharauis, CODESA, chiede l’intermediazione di Van Rompuy per proteggere la
popolazione saharaui sotto l’occupazione e i carcerati di coscienza saharauis che sono da 21 giorni in sciopero della fame

* Fonte: TODOS CON AMINETU

7 Aprile di 2010. –

La difensora  dei Diritti umani e Presidentessa di CODESA, Aminatou
Haidar, ha dichiarato oggi che teme che nel Sahara Occidentale ci possa
essere un massacro come quello di Timor Est.

Ieri più di 3.000 coloni sono andati in massa all’aeroporto di L’Aaiún, “aggredendo” violentemente i dodici attivisti saharauis che tornavano nella capitale dal Sahara Occidentale provenienti dagli accampamenti dei rifugiati di Tindouf, tra i quali c’era Mohamed Dadach, il carcerato di coscienza che più tempo è stato in prigione in Africa dopo la Mandela, e Sultana Jaya, la giovane che ha perso un occhio in seguito a un’aggressione della polizia marocchina.

Le organizzazioni pacifiste saharauis denunciano da L’Aaiún che i coloni marocchini hanno insultato e attaccato gli attivisti,
danneggiando l’automobile dei compagni che erano andati ad accoglierli.
Hanno aggredito anche la donna ed i figli piccoli di Dadach e Ghalia Djimi, vicepresidente dell’ASVDH (Sahrawi Association of Victims of Grave Human Rights Violations).

Il tutto è avvenuto alla presenza di un gran numero di agenti della polizia marocchina che non ha fatto niente per impedire l’aggressione.
Questi eventi non sono nuovi, e si sono già verificati negli ultimi mesi altre aggressioni alla popolazione saharaui, anche se da un minore numero
di coloni, a L’Aaiún e a Tan Tan.


“I saharauis non hanno niente contro il popolo marocchino, ma il suo
governo vuole utilizzarlo in questo conflitto e sta aizzando i coloni
perché aggrediscano la popolazione saharaui che vive sotto l’occupazione”

ha dichiarato Aminatou Haidar.

“Questo è molto grave e può provocare un
gran massacro nel Sahara Occidentale simile a quella di Timor Est”.


Secondo Haidar,

“invece di rispondere alle rivendicazioni giuste dei
carcerati di coscienza che sono da venti giorni in sciopero della fame, le
autorità marocchine stanno utilizzando i coloni per sterminare la
popolazione saharaui”.

Durante la sua visita all’USA invitata dal Centro Kennedy,  Aminatou Haidar ha detto al Dipartimento di Stato Americano e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che la nuova strategia del regime marocchino è divenuta  più aggressiva e bisogna cercare una soluzione immediata per evitare un massacro.  Il 19 marzo, ha spedito una lettera al presidente permanente dell’Unione Europea, Van Rompuy, chiedendogli la mediazione  nel conflitto. La presidentessa di CODESA ha sollecitato l’appoggio dell’Europa per esigere dal regime marocchino il rispetto dei Diritti umani dopo l’aumento in questi ultimi mesi della repressione e la violenza contro il popolo saharaui. Ha anche chiesto l’intervento dell’UE per mettere fine alla tragedia dei carcerati di coscienza saharauis, imprigionati a Salè  in attesa di un processo militare per avere visitato gli accampamenti dei profughi saharauis che sono oggi al 21° giorno di sciopero della fame.

L’Aaiun, 6 aprile 2010

Nel pomeriggio di martedì 06 di Aprile 2010 verso le 17, ora locale, è tornato a L’Aaiun il gruppo dei 12 difensori saharauis dei diritti umani
che era in visita umanitaria nei campi profughi saharauis, nel sud dell’Algeria dal mese di marzo.
All’arrivo degli attivisti all’aeroporto di L’Aiaun c’erano ad attenderli circa 700 coloni marocchini, organizzati e  diretti dalle  autorità
marocchine.  Hanno iniziato ad aggredirli con insulti, sputi, forti aggressioni verbali, fino ad arrivare all’aggressione contro il gruppo di
difensori saharauis dei diritti umani all’entrata dall’aeroporto. La polizia marocchina presente in forza non è intervenuta col minimo gesto
per garantire l’integrità degli attivisti. Al contrario, incoraggiavano i coloni a continuare le aggressioni contro gli attivisti.

I membri della delegazione hanno raccontato  che all’ arrivo all’aeroporto, sono stati attaccati da una massa di coloni con la benedizione delle forze marocchine di sicurezza diretto dai  tristemente noti torturatore marocchini: gli ufficiali Aziz Anouche e Khaled Baraka.
Bisogna segnalare che l’aeroporto di L’Aiun è noto internazionalmente per le forti misure di sicurezza.

I difensori saharauis dei diritti umani, Elgalia Djimi, Fatimetu Ismaili,
Bachir Jfaoni, Hmaida Rahmuni e Yehdiha Balali, sono stati aggrediti dai
coloni, semplicemente per essere lì a ricevere i compagni. Hanno rotto  il
parabrezza dell’automobile di Elgalia Djimi, e ferito ad un occhio Rahmoni.

Per sfuggire agli aggressori, con l’aiuto dei cittadini  saharauis, gli
attivisti hanno tentato di entrare nelle loro case che erano sotto un
ferreo controllo poliziesco per impedire qualsiasi segno di allegria e
benvenuto agli attivisti da parte della popolazione saharaui. La polizia è
intervenuta  brutalmente davanti alla casa di  Sidi Mohamed Dadach nel
quartiere Iraq, ancora si ignora il numero e stato delle vittime di questa aggressione.

Secondo il difensore saharaui dei diritti umani Naama Asfari, che era nella delegazione che riceveva gli attivisti, agli osservatori
internazionali che si trovavano lì per proteggere l’arrivo del gruppo è stato impedito di unirsi al gruppo.

Questa è una la lista provvisoria delle vittime di questo attacco feroce:

– Nguiya Daddach (4 anni, figlia di Sidi Mohamed Daddach): ferite alla mano.

– Sultana Jaya, attivista DDHH: ferite alla testa e al viso.

– Fakka Abdadi, attivista DDHH: ferite alle spalle.

– Mariam Borhimi: ferite nel piede.

– Marmada Mohamed Salem Bujari: ferite all’avambraccio.


Altri feriti: Hayat Knibila, Ayub Jatari (bambino di 4 anni di età), gli
attivisti Elgalia Djimi, Bachir Khfaoni, Dafa Sidi Moulod, Mahyub Ualad
Cheikh, Hassana Luali, Mailimnin Swayeh, e i cittadini saharauis Hmaida
Rahmuni, Yehdiha Haimuda, Fatimetu Ismaili.

* Fonte: CODAPSO (Comitato di Difesa del Diritto di Autodeterminazione del

Popolo del Sahara Occidentale) ed UPES (Union de Periodistas y Escritores Saharauis)

QUI PUOI SCRIVERE AL GOVERNO MAROCCHINO PER ESIGERE LA LIBERAZIONE DEI 7 DETENUTI SAHARAWI IN SCIOPERO DELLA FAME:


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Gran Ballo Delle Differenze – 19 Marzo 2010 Bologna –

Posted by saharawiyoda su marzo 13, 2010

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Yoga con YODA! – 16 Marzo 2010 Bologna –

Posted by saharawiyoda su marzo 13, 2010

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La Mujer Saharawi

Posted by saharawiyoda su febbraio 2, 2010

Daklha, campo profughi nel deserto algerino.

In questo villaggio di tende e case di sabbia vivono sessantamila rifugiati Saharawi.

Sono qui dal 1975, da quando cioè il Sahara Occidentale, la loro patria, è stato invaso dal Marocco.

Dal 1991 attendono che venga organizzato un referendum popolare

promesso dal piano di pace dell’ONU con la Risoluzione 621/88 e da allora mai realizzato.

Il Marocco, nel frattempo,

ha alzato un muro difensivo di sabbia lungo 2700 km nel deserto del Sahara Occidentale.

More info:
http://www.gruppoyoda.org/
http://www.myspace.com/gruppoyoda

Traduzione sottotitoli: Riccardo Celi

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Intercampo Yoda nel campo profughi della wilaya di Dakhla dal 2 al 16 Gennaio 2010

Posted by saharawiyoda su novembre 16, 2009

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www.gruppoyoda.org

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El mundo no está con la legalidad!

Posted by saharawiyoda su aprile 6, 2009

www.gruppoyoda.org

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Sabbie di facce: foto dell’Intercampo Yoda di quest’anno nella scuola Fatma Aba-ad a Dakhla

Posted by saharawiyoda su novembre 16, 2009

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Risoluzione ONU 1871

Posted by saharawiyoda su maggio 22, 2009

Il testo tradotto in italiano della Risoluzione ONU 1871 – 30 Aprile 2009

Clicca qui per visualizzarlo

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