Saharawi Yoda

“Saamedì youman lil el kifaf…”

Archivio per la categoria ‘Veto francese 2010’

QUEL VETO FRANCESE… (SULLA TESTA DEI SAHARAWI)

Pubblicato da saharawiyoda su maggio 9, 2010

IL VETO FRANCESE (PER LA FRATERNITÈ!)

Il Polisario condanna il “veto” francese all’ampliamento dei compiti della MINURSO

Il primo ministro saharaui, Abdelkader Taleb Omar, ha accusato il Governo
francese di esercitare il ” veto” per impedire al Consiglio di Sicurezza
di includere tra le competenze della Missione delle Nazioni Unite per il
Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO) la vigilanza dei Diritti
Umani-
Taleb Omar ha detto che “l’opposizione francese alla richiesta del popolo
saharaui di allargare il mandato della MINURSO è incomprensibile”. Il
dirigente ha ricordato che la Francia è conosciuta tradizionalmente per la
sua sensibilità sulla questione dei Diritti umani ed i valori di libertà.
“Quattordici paesi, dei quindici, del Consiglio di Sicurezza appoggiano o
non si oppongono a questa richiesta, ad eccezione della Francia”.

La risoluzione 1920 (2010) è stata approvata ieri all’unanimità dal
Consiglio di Sicurezza. Nel testo si appoggiano i contatti informali in
vista di un nuovo incontro per negoziati formali e proroga il mandato
della MINURSO che scadeva ieri, fino al 30 di aprile del 2011.
Sottolinea l’introduzione introdotta dalla Francia nel preambolo ufficiale
al testo della risoluzione di un supposto appoggio trasparente alle tesi
marocchine. “Il rappresentante della Francia ha affermato che la proposta
marocchina del 2007 è una buona base per i negoziati”, indica il testo, in
riferimento alla proposta di autonomia proposta da Rabat.
L’ambasciatore francese all’ONU, Gérard Araud, ha affermato che la
proposta di autonomia marocchina presuppone “una base di negoziaziati
credibile, aperta, costruttiva e rispettosa del principio di
autodeterminazione”, secondo una dichiarazione raccolta dall’agenzia di
notizie marocchino MAP (agenzia del governo marocchino).

da “Associazione El Ouali”, Bologna.

SAHARA OCCIDENTALE: FAR VEDERE CIÒ CHE L’ONU NON VUOLE

Roma, 4 maggio 2010

Il Consiglio di Sicurezza ha approvato venerdì scorso, 30 aprile, una
Risoluzione sul Sahara Occidentale che ancora una volta, con ostinazione,
nega la protezione dei diritti umani al popolo sahrawi. Non sono bastate
le testimonianze dei difensori dei diritti umani della RASD occupata e le
denunce delle diverse Ong internazionali per convincere 14 membri del
Consiglio ad andare oltre la minaccia di veto della Francia. Parigi si è
opposta ancora una volta a includere nella Risoluzione quello che dovrebbe
essere un principio irrinunciabile delle Nazioni Unite.

Rinnovando per un altro anno, fino al 30 aprile 2011, il mandato della
missione dei caschi blu per l’organizzazione di un referendum di
autodeterminazione (MINURSO), il Consiglio di Sicurezza ha lasciato che la
MINURSO continui ad essere l’unica missione di pace dell’Onu senza un
mandato esplicito per la protezione dei diritti umani.

Per la verità il Consiglio ha coerentemente accolto l’incoerenza del
Rapporto sul Sahara Occidentale (6 aprile 2010) del Segretario generale
dell’Onu, Ban Ki-moon, il quale pur menzionando la violazione dei diritti
umani, non trae alcuna conseguenza sul piano delle proposte operative,
come se ciò non riguardasse le Nazioni Unite!

La Risoluzione chiede alle parti di continuare i negoziati tra Marocco e
Fronte Polisario “in vista di una soluzione politica equa, durevole e
reciprocamente accettabile che conduca all’autodeterminazione del popolo
del Sahara Occidentale nel contesto di accordi conformi agli scopi e ai
principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite”. Da questo punto di
vista la Risoluzione ribadisce un elemento essenziale, facendo si che i
negoziati rimangano vincolati al principio dell’autodeterminazione.

Ribadendo che lo statu quo non è accettabile a lungo termine, il Consiglio
di Sicurezza non fa però sforzo alcuno per dinamizzare la situazione.
Sarebbe bastato porre la salvaguardia dei diritti umani all’interno del
quadro nel quale si dovranno svolgere i negoziati tra Fronte Polisario e
Marocco.

Spetta al movimento di solidarietà, alle istituzioni, ai cittadini fedeli
ai principi universali e irrinunciabili dei diritti umani denunciare ciò
che ci viene dall’interno del Sahara Occidentale occupato, e che l’Onu non
vuol sentire e vedere. Diritti umani e diritto all’autodeterminazione
costituiscono i due elementi inscindibili di una azione che non si
accontenti solo di agitare, ma si ponga obiettivi concreti, realizzabili e
valutabili.

Il Presidente

Luciano Ardesi

ANSPS
Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi

Il dramma del popolo Sahrawi, in digiuno per i propri diritti

Rachid Sghayer ha perso oltre dieci chili. Ali Salem Tamek addirittura quattordici. E’ terminato dopo 41 giorni lo sciopero della fame iniziato il 18 marzo scorso da un gruppo di 6 attivisti sahrawi incarcerati nella prigione di Salé vicino a Rabat. Il Marocco ha accettato di dialogare con i detenuti politici sahrawi. L’arresto l’8 ottobre scorso a Casablanca, al loro rientro da una visita nei campi profughi sahrawi, nel sud-ovest dell’Algeria. Da allora una data per l’udienza non è ancora stata fissata. I sei attivisti rischiano la pena di morte davanti ad un tribunale militare con l’accusa di “alto tradimento della Patria”.

I prigionieri, riconosciuti da Amnesty International quali “carcerati di coscienza”, dichiarano di avere subito torture e violenze nei giorni successivi all’arresto e chiedono un processo equo oppure la loro scarcerazione. Molti hanno alle spalle una lunga esperienza di denuncia delle violazioni dei diritti umani. Brahim Dahane ha subito la sparizione forzata dal 1980 al 1991 ed è il presidente dell’Associazione Sahrawi delle Vittime di Gravi Violazioni dei Diritti Umani, mentre Tamek (non nuovo alle carceri marocchine) è il vicepresidente del Collettivo dei Difensori Sahrawi dei Diritti Umani. La questione è diventata col tempo una bella gatta da pelare per il governo marocchino visto che col passare dei giorni, da Rabat fino a L’Aaiùn, nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco, la voce si è sparsa negli istituti penitenziari e molti altri detenuti sahrawi si sono uniti alla protesta. Prima della sospensione erano 38 i detenuti sahrawi in sciopero della fame nelle carceri marocchine.

Di fronte a questa situazione le istituzioni internazionali avevano iniziato a muoversi. Il parlamento europeo avrebbe dovuto votare una risoluzione la settimana scorsa, ma la sessione dei lavori è stata rimandata in mancanza del numero legale, complice il blocco dei voli dovuto alle polveri eruttate dal vulcano islandese. Anche in Italia il parlamento non è rimasto inerte. Il difensore dei Diritti Umani Ennaama Asfari ha incontrato recentemente alcuni parlamentari per trattare il tema delle violenze in Sahara Occidentale. Il sen. Pietro Marcenaro (Pd), presidente della Commissione Diritti Umani del Senato ha preso l’impegno di preparare l’audizione di testimoni sahrawi in seno alla Commissione mentre Paolo Grimoldi (Lega) e Carmen Motta (Pd), hanno chiesto a Frattini di “intercedere sul governo del Marocco per salvare la vita degli esponenti saharawi in sciopero della fame”. La Farnesina era già intervenuta nel caso Aminatou Haidar, nel dicembre 2009.

La “Gandhi sahrawi” aveva portato avanti uno sciopero della fame per oltre 30 giorni in seguito alla sua espulsione dal Sahara Occidentale da parte delle autorità marocchine che occupano il territorio. La sua azione le era valsa la candidatura al Nobel per la Pace. Incontri anche presso il Palazzo di Vetro: Il Presidente della Rasd Mohamed Abdelaziz è stato ricevuto il 23 aprile scorso da Ban Ki Moon. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione rispetto alle violazioni marocchine dei diritti umani in Sahara Occidentale. Abdelaziz da parte sua ha ricordato che il problema del Sahara Occidentale è un problema di decolonizzazione che potrà trovare soluzione soltanto in base al referendum di autodeterminazione previsto dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 1990. «Solamente il rispetto della volontà democraticamente espressa attraverso un referendum libero e giusto può porre fine al conflitto» ha dichiarato Abdelaziz.

Andrea Ceccardi su L’Unità, 05 maggio 2010


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